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Feb 13

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PERCHÉ SANREMO È SANREMO

DISSERTAZIONE SULLA PROGETTAZIONE DELLO SPAZIO
Come ogni anno è periodo di Festival di Sanremo e, regolarmente, si sgomitano sondaggi pieni di grandi record di ascolto e critiche di tutti i tipi. E ogni anno si ripete la stessa storia: a sentire in giro, ufficialmente nessuno ascolta il Festival, salvo poi essere informati su ogni minimo dettaglio e ogni gossip per non restare esclusi dalle principali conversazioni che monopolizzano questo periodo di febbraio.
Ci sono state edizioni passate in cui per lo spessore delle canzoni in gara sono rimasto incollato allo schermo per tutte le serate. Molto più spesso, ahimé, regna la banalità, specie quando gli artisti presentano le tipiche “canzoni da Sanremo” che si traducono in lagna smielata che immancabilmente parla di amore.
Tuttavia, pur essendo il Festival della Canzone Italiana, a prescindere dai brani regna lo spettacolo generale, grazie anche all’abilità del conduttore e degli ospiti invitati sul palco.

È un altro, però, l’aspetto che a Sanremo catalizza immancabilmente la mia attenzione ogni anno ed è il motivo per il quale sto scrivendo questo post: lo spettacolare apparato scenografico e le luci, che da sempre lanciano una tendenza e tracciano la strada all’interpretazione dello spazio e degli effetti speciali poi seguita in tantissimi settori, tra i quali quello del benessere (ma anche l’hotellerie) è il primo della lista.

PALCOSANREMO_1Il tema della scalinata, immancabilmente presente, declinato in mille modi, viene regolarmente svolto in maniera sorprendente. L’apparato scenico composto da tanti elementi – la posizione dell’orchestra, gli elementi decorativi, i fondali, ecc. – riescono a creare, pur nella loro molteplicità, un insieme incredibilmente coerente.

Eppure…quest’anno c’è qualcosa che non va: la parte inconsapevole del mio occhio ha portato all’attenzione della mia parte razionale un qualche elemento di fastidio, tanto da richiamare il mio interesse costringendomi a chiedere cos’è che stona tanto. Una disarmonia che emerge in particolare in alcune inquadrature televisive, tanto più evidente per la mia abitudine a lavorare con la percezione dello spazio: la scala a punta e l’intersezione tra i due parapetti che delimitano le aree dell’orchestra, inquadrate dalla telecamera in alto a destra del palco, sono un cazzotto al mio occhio!
Questa scala accentra la centralità di tutto l’apparato, creando sul palco, sull’artista, il punto di fuga di tutto lo spazio circostante. La vista frontale potrebbe non essere malvagia, ma basta spostarsi un po’ a destra o a sinistra per soffrire di questo disequilibrio.

PALCOSANREMO_2Se a questo punto del post pensate che mi manchi qualche rotella tranquillizzatevi: fate parte di un folto numero di persone che mi guardano sbalordite quando lavoro in hotel o, ad esempio, nel cantiere di un nuovo centro benessere, passando ore a scrutare apparentemente nel nulla. Al di là di captare lo spirito di ogni location, il mio lavoro di artista è quello di comporre un quadro guardando il risultato finito (fatto di tantissimi elementi) prima che le cose siano realizzate. Le opere che concepisco non sono dipinti, ma architetture, per le quali l’attenzione all’armonia dello spazio è uno dei fattori più importanti.
E’ una parte fondamentale del lavoro dell’hotel stylist, ad esempio, che permette di gestire tante brutture semplicemente bilanciando lo spazio attraverso gli elementi a disposizione; è una gran parte del lavoro dello SPA designer, che deve ricreare uno spazio benessere nell’armonia e nella fluidità delle forme, affinché l’ospite possa sentirsi appieno a suo agio.

Leggi anche “L’Hotel Stylist salverà il mondo…dell’hotellerie

Ringrazio ancora il dott. Jader Tolja, specializzato in psicosomatica dello spazio, incontrato molti anni fa sulla mia strada di formazione, che con i suoi studi ha inciso profondamente sul mio modo di concepire lo spazio, dandomi un imprinting che oggi caratterizza il mio intero lavoro.

Mi ha insegnato a capire perché, a volte, pur senza cause apparenti ci si sente a disagio all’interno di uno spazio e quando, invece, la percezione estetica di un ambiente riesce ad indurre in noi una sensazione di benessere: sono aspetti alla base della progettazione di uno spazio benessere, che possa essere una SPA, la camera o le parti comuni di un hotel ma anche un appartamento o altre tipologie di ambienti votati all’accoglienza o al riposo.
Sarà pertanto “colpa” sua se quest’anno non riesco ad apprezzare l’impianto scenico dell’Ariston? Nel mio giudizio presumibilmente contribuisce notevolmente anche la mia allergia alla simmetria estrema che anche quest’anno caratterizza la concezione del palco del Festival.

Uno spazio innovativo, oggi, non può non sorprendere! E per sorprendere, deve allontanarsi dai criteri convenzionali senza abbandonare assolutamente l’obiettivo di raggiungere un risultato armonico e coerente in tutto e per tutto. E per raggiungere uno spazio armonico, non è assolutamente necessario seguire la simmetria, ma studiare a fondo il bilanciamento di tutti gli elementi in gioco.

SCALASANREMOIl Festival di Sanremo è come il vino: può essere di annata buona o meno buona. Quest’anno è andata così; l’augurio è che per il prossimo la scenografia ritrovi il coraggio di rompere gli schemi, già manifestato qualche anno fa. Tornerebbe ad essere un ottimo esempio per chi ama sbalordire attraverso la progettazione di ambienti armonici di nuova concezione.

Permalink link a questo articolo: http://hoteldesign.org/sanremo-e-la-progettazione-dello-spazio/

2 comments

  1. Massimiliano M

    Per quanto riguarda la progettazione di ambienti lavoravo molto, quando studiavo la materia, all’ergonomia e usufruibilità degli spazi. Abbiamo pure discusso degli effetti dei colori sull’animo umano, intreso come stato d’animo ed effetti psicologici. Mi mancava, però, la psicosomatica dello spazio, alla quale credo sia necessario adattarsi. Ad es gli interni del Festival di San Remo, bellissimi, mi inducono un senso negativo, di freddo.
    Comunque complimenti per il blog. MM

    1. Stefano Pediconi
      Stefano Pediconi

      Grazie per i complimenti e per la partecipazione al blog.
      Gli argomenti sollevati rappresentano una grande responsabilità per il progettista che, al di là del fascino dell’immagine, dovrebbe occuparsi della vivibilità degli ambienti in funzione del loro utilizzo da parte dell’uomo. Per alberghi e centri benessere l’argomento è particolarmente importante tanto che errori nella progettazione degli spazi spesso compromettono drasticamente la riuscita stessa dell’attività. Infatti, come potersi rilassare, ad esempio, in un ambiente in cui non ci si sente a proprio agio? Come poter passare una buona notte in un camera di hotel in cui qualcosa genera un inconsapevole fastidio?
      Potrebbe interessarti questo articolo: http://www.bodythinking.com/it/Capitoli/Architettura/psicosomatica.html
      Buona lettura

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